Archivio per Settembre 2008

se cammini ti si sgonfiano le caviglie..

Settembre 30, 2008

Le donne gravide devono passeggiare. Lo dicono tutti. Aiuta la circolazione.
Oggi armata del mio fedele ipod prendo l’autobus e vado a trovare il papa’ in ufficio.
Premesso che il mio ipod tanto fedele non è perchè mi abbandona sempre quando c’e’ più bisogno di lui e si scarica, essendo io non rassegnata all’idea di caricarlo per lo meno una volta al mese.
Cammino, cammino..
“trovo molto interessante la mia parte intollerante
… trovo molto interessante la mia parte intollerante…”

Accompagnata da Capareza, percorrevo un viale (viale ionio per i catanesi) quando una spada mi si conficca nel culo.
Appurato che non era uno dei miei giochi di ruolo, appurato che anche ieri avevo il nervo sciatico infiammato.. appurato tutto realizzo che questa camminata ha dato sicuramente i suoi frutti. Cammino come uno zoppo, con un pallone nella pancia e la nausea che mi tormenta. E l’ipod si ferma.
Imprecando arrivo in piazza (piazza borgo) ad aspettare un autobus che mi porti a casa. Decido di fare la spesa uscendo dal supermercato con 20 brioscine differenti, 3 banane e 5 pesche.

Il tutto con la bionda panzona che non mi sta facendo sapere nulla e mi aspetto tra poco il suo sms del peso di francesco.

Insomma bilancio della giornata:

uscita da casa con caviglie gonfie
tornata a casa con spada nella natica, zoppicante, con la nausea e 20 brioscine in più.

Ahhh prima che dimentico..
Oggi sono arrivati nel mio blog cercando sui motori di ricerca:
quasimamma, suppostine, E SE NON TI RICORDI L’ ULTIMA MESTRUAZIONE E PENSI DI ESSERE INCINTA??

quando i sogni esprimono la realtà

Settembre 28, 2008

Vorrei dire ai miei aficionados (non sembra ma ci sono) che questo non è un post sulla mia gravidanza. Anche se mentre lo scrivo mi accarezzo la pancia. Anche se sono le 630 del mattino e mi sono alzata dal letto per vomitare e ho la gola in fiamme.

Stanotte ho sognato casa di mia nonna e mio nonno. La mitica Via della Bainsizza. Che meriterebbe un ovazione solo per il nome simpatico, ma in realtà sta in un quartiere abbastanza malfamato, e poco raccomandabile da frequentare di notte, ma diciamocelo, anche di giorno.
Devo premettere una cosa. I miei nonni sono morti da tempo. La loro casa, con tutte le nostre cose li dentro è stata espropriata da una famiglia “per bene” che ha pensato bene di buttare tutto quello che c’era li dentro e farne un uso personale. Nemmeno il giudice ha potuto (voluto) fare qualcosa.

Quando sogno la mia famiglia, la sogno sempre in quella casa. E’ la casa della mia infanzia. Lì ho passato gli anni della mia asma, Lì passava la mattina e la sera il signor ciccio, il gelataio a venderci granite la mattina e gelati puntuale alle 1630. Lì mio nonno andava con le tazze e le faceva riempire di granita per i nipoti e la mia (che ero malata e granita con la febbre e l’asma non la potevo mangiare), la faceva riempire di tanta panna e un tozzettino di granita, per fare contenta una bambina di pochi anni che tossiva come una tisica. Insomma sogno sempre mia nonna e mio nonno, e noi che andiamo in quella casa. Ma non sono ricordi di eventi vissuti. E’ come se vivessi una realtà alternativa nei sogni, dove i miei nonni sono ancora vivi, pronti a parlarmi e a elargire consigli anche non richesti. Lì festeggio le feste, racconto che sono incinta, cucino della pasta in bianco perchè ci siamo scordati di fare la spesa.
Sempre anche nei sogni, con la consapevolezza che quella è una realtà alternativa, perchè tutti noi sappiamo che non è reale. Perchè chi è morto sa di essere morto. E chi non è morto sa di essere l’unico a essere rimasto in vita. E sa che quella casa piena di problemi e amore non c’e’ più.

Oggi nel sogno io e mia madre andavamo dai miei nonni, col pane caldo caldo in una busta di carta. Guidava mia madre. E io le dicevo: “mamma questo è un sogno lo sai, sennò non potremmo fare questa cosa”. Arriviamo a casa dei nonni. Non c’e’ mia nonna affacciata.
Entriamo nel portone. Bussiamo. C’è una donna che discute col marito li dentro. Parlano come degli zingari ma non so perchè so che è Serba. La casa non ha lo stesso odore e calore di sempre. Ci guardiamo in faccia e rendiamo conto che quella è la casa reale di adesso. Dove un altra famiglia ci abita. Parlo con la donna e esprimo tutta la mia indignazione. Le dico che della casa non me ne frega nulla, ma una telefonata anonima per dire dove avevano buttato decenni della nostra vita potevano pure farlo. Le dico che sono consapevole che nella sua vita chissà quante volte la hanno nel loro paese buttata fuori da casa, o l’abbia persa per bombardamenti. Ma come si sarebbe sentita se avessi buttato nel cesso una pila di lettere sue e del suo amore. La casa non importa, ma i ricordi?

Mi sveglio. Ho la gola piena di muco. Vomito.

E penso che quella casa ormai contiene un’altra famiglia, che non è serba, ma è catanese. E magari sono felici, con un tetto sulla testa. E magari non lavoravano e piuttosto che una casa abbandonata meglio una che vive e cresce. Però le cose dei miei nonni me li potevano pure lasciare. E la cosa mi fa rabbia.

E realizzo che quello che più mi fa rabbia è che stanotte non ho visto e abbracciato i miei nonni ma ho parlato con un’estranea.

I ricordi sono dentro di me. Ma lasciatemi i sogni, cazzo!

p.s.
e mentre che penso a tutto questo penso anche ad una mia amica che leggerà forse queste righe tra una settimana, in questo momento ricoverata. Oggi le inducono il parto. Chissà se è già sveglia. Chissà come si sente al pensiero che tempo POCHE ore, quelle 24-36 ore di sofferenza di una primipara, sentirà il calore di Francesco, il suo pargolo.

HO UN ALIEN NELLA PANCIA

Settembre 25, 2008

E’ notte. E’ buio.
Sono nell’unica posizione in cui sto bene, essendo che la pancia lievita.
Un movimento, una bolla di aria più consistente. Il primo pensiero è stato che non faccio il mio bisogno grosso da 2 giorni. Un’altra bolla.
E ho pensato ad un articolo letto giorni fa.

Immaginiamo per qualche istante di essere un piccolo feto.
Un bimbo prenatale che deve sperimentare ancora tantissimo per trovare i mezzi per comunicare e relazionare con il mondo, un cucciolo che ci prova da subito a farsi sentire.
Tocca i confini del suo mondo (le pareti dell’utero), porta il dito alla bocca per succhiarlo un po’. Accarezza il cordone ombelicale, lo afferra, lo tira; spinge puntando manine e piedini e si sposta.
Sente la voce della mamma e del babbo. Aspetta. Dorme. Sogna.

- Mammina sono qui, qui dentro di te? Mi senti?

Immaginiamo appunto di avere puntato un piedino contro la soffice parete interna del ventre della mamma e di spingere con tutte le nostre forze per vedere un po’ che accade… qualcosa respinge dolcemente il piedino e intanto una voce arriva da dentro e da fuori, una voce calda e suadente che pronuncia parole che non comprendo ma che so essere belle.
Ritraggo il piedino e penso. Poi riprovo, mi piace quella voce e anche quel contatto. E ancora accade che qualcuno mi tocca e il suono della voce torna a rassicurarmi.
Non è un caso. Posso riprovare. Qualcuno risponde. È la mamma.
La stessa voce che alla sera, quando sento che la posizione è cambiata (la mamma si corica) e sto più comodo, canta la ninna nanna, la mia ninna nanna.
Pian piano mi sento cullare da una mano calda che si appoggia sulla pancia; a volte le mani sono due, c’è anche quella di papà. La mamma la guida dolcemente in questo momento, porta papà dove sente il mio corpo e aspetta, con calma per capire se sto riposando, per non disturbarmi.

Immaginiamo di essere quel bimbo e ricevere ogni giorno queste coccole, queste risposte.

Ci provo..
Allungo una mano e premo le dita in quella parte del pallone che mi ritrovo per pancia. Dopo dieci secondi una botta netta sulle mie dita. Il mio torello mi ha dato il cinque! Siamo una squadra.
Questa è la mia teoria. Il quasibabbo sostiene che semplicemente andavo a premergli sui coglioni e mi ha dato un calcio di protesta. Un romanticone lui.

Sono passata dalla perplessità, all’impressione, allo stupore, alla consapevolezza di avere un alien in pancia, alla consapevolezza più preoccupante che ho un figlio amante della notte come me. Sveglissimo di notte e pacioccone di giorno.

Intanto a 20+2 le nausee persistono, non demordono, ma neanche alienano tutto sommato. Ieri vado in un centro commerciale che avevo visto dei pantaloni premaman interessanti. Esco da li’ con:
-pacchetto di patatine da 400gr (con ragazzino pseudodivertente che mi ha detto:” signorina non le piacciono le patatine vedo”)
-nutella
-brioscine
-2 babà con panna e rum
-caramelle (vabbè quelle necessarie alla nausea)

Una telefonata di qualche giorno fa.
“quasimamma ma tu ti senti pronta per questa cosa?”
e io: “che domande. Certo che no. Ma sono fiduciosa credo nella terapia d’urto. Male che vada lo cucino al forno con le patate.”

Povero il mio piccolo. Che mamma snaturata che ha.

Non siamo stati “mangiati” dal buco nero

Settembre 10, 2008

che delusione.. io ero pronta. Ho pure vomitato per l’emozione. Count Down..3…2…1 partito l’acceleratore di Ginevra. Il Large Hadron Collider, chiamato dai più LHC ha accelerato il primo fascio di protoni. Nel tentativo di sostituirsi a Dio e ricreare il BigBang, alla ricerca di quella particella, proprio chiamata la “particella di Dio” che è il bosone di Higgs, tanto teorizzata ma mai fisicamente osservata. C’era una bella teoria. L’immensa energia in gioco, e i meccanismi fisici che non sto qui a spiegare, avrebbero potuto creare un buco nero proprio sulle nostre teste.

Siamo ancora in tempo.

Oggi i protoni si sono fatti solo un giro per vedere come si trovavano a percorrere l’anello, un bel giro completo. Tra circa un mese si fa un bel gioco. Un fascio di la, un fascio dall’altro lato e si salvi chi può. L’autoscontro dei protoni. Il proton-scontro.

Voglio il buco nero, su scienziati.. impegnatevi…

p.s. chi volesse informarsi su questa cosa e non ne sapeva niente si faccia una bella ricerchina su un motore di ricerca su :)

e dopo un bovino per figlio, adesso i piedi come uno zampone!

Settembre 8, 2008

Prendi un matrimonio faticoso e un donna incinta; un paio di semplici mocassini in pelle e la suddetta donna incinta che decide di metterli per evitare i tacchi che è stanca. Prendi un caldo boia. Due piedi fasciati in pelle a 35 gradi. Prendi il giorno dopo un viaggio fino a Firenze, e poi uno fino a Catania.. la cena con 2 amici di cui una panzona e il dopocena con abulafia e la sua zita. Comprensiva di affascinante piano bar e ridente compagnia. Si fanno le due e ti svegli alle sette.

Metti tutto in un calderone e mescola a fuoco lento.

Oggi mi sono svegliata con i piedi e le caviglie che se le vedeva un macellaio me li tagliava per l’imminente natale.. Due succulenti zamponi.

Complice anche 40 gradi all’ombra e una passeggiata a cui non ero abituata, ora sono pulsanti e gonfi. Effettivamente mi mancava questa cosa. I piedi gonfi.

Veramente al piccolino manca anche un altra cosa.. il suo babbo. Che poi è un modo seminascosto per dire che alla quasimamma manca il sorriso brontolone del suo uomo. La mia patatina.

Un giorno vi racconterò…