Archivio per la categoria ‘ricordi di famiglia’

Cara mamma

Maggio 10, 2009

Cara mamma,

che ci sei sempre stata, e sempre ci sarai,

che sei disordinata come non mai

che hai una testa vuota che si dimentica le cose manco il tempo di riporle

che sei testarda come un mulo

che neghi a volte pure l’evidenza pur di aver sempre ragione …

Cara mamma..

Un giorno in un balcone, mi regalasti i gioielli più preziosi al mondo..

più cari dell’oro, più belli del platino.

Io ancora indosso una collana fatta con un rarissimo raggio di luna

e splende come non mai.

E le persone a volte mi chiedono come mai non porto gioielli..

ma mamma solo pochi sanno che in realtà sono addobbata come una principessa.

Non vedono quel raggio di luna che mi segue sempre.

Non vedono che non ho bisogno di oro o argento,

perchè nel cuore ho sempre il pensiero della mia mamma.

Ti voglio bene, Elena.

mia madre e la genesi di un buco nero

Novembre 26, 2008

leggevo una cosa scritta da me anni fa.. ancora oggi è molto veritiera…

30 anni di studi scientifici su mia madre hanno portato la sottoscritta verso un’unica e incredibile verità. Mia madre non è umana. Non è neanche aliena. E’ un essere superiore venuto sulla terra per destabilizzare gli equilibri cosmologici che annoiavano gli altri esseri superiori come lei.

Recita una definizione di buco nero da sapere.it: ” in astronomia, singolarità gravitazionale, cioè punto dello spazio in cui una massa finita raggiunge una densità infinita, che si produce a seguito del collasso di una stella o per accumulo di masse stellari collassate al centro di galassie attive”

Consideriamo la mia casa come un esempio di galassia attiva. E’ sicuramente una galassia attiva, se accettiamo il postulato di mia madre per cui io e mia sorella siamo astri del firmamento, come sempre mi diceva da piccola. Una galassia è formata da stelle, io sono una stella, io abito a casa mia, casa mia è una galassia. Il ragionamento non fa una piega.

Mia madre sta accumulando materiale su materiale, organico e non, all’interno di questa galassia-casa. Non ho mai capito lo scopo razionale di un operazione simile. Adesso finalmente l’illuminazione. Vuol fare collassare la galassia-casa. Mia madre sta per creare un buco nero.

Ci siamo pericolosamente vicini.

quando i sogni esprimono la realtà

Settembre 28, 2008

Vorrei dire ai miei aficionados (non sembra ma ci sono) che questo non è un post sulla mia gravidanza. Anche se mentre lo scrivo mi accarezzo la pancia. Anche se sono le 630 del mattino e mi sono alzata dal letto per vomitare e ho la gola in fiamme.

Stanotte ho sognato casa di mia nonna e mio nonno. La mitica Via della Bainsizza. Che meriterebbe un ovazione solo per il nome simpatico, ma in realtà sta in un quartiere abbastanza malfamato, e poco raccomandabile da frequentare di notte, ma diciamocelo, anche di giorno.
Devo premettere una cosa. I miei nonni sono morti da tempo. La loro casa, con tutte le nostre cose li dentro è stata espropriata da una famiglia “per bene” che ha pensato bene di buttare tutto quello che c’era li dentro e farne un uso personale. Nemmeno il giudice ha potuto (voluto) fare qualcosa.

Quando sogno la mia famiglia, la sogno sempre in quella casa. E’ la casa della mia infanzia. Lì ho passato gli anni della mia asma, Lì passava la mattina e la sera il signor ciccio, il gelataio a venderci granite la mattina e gelati puntuale alle 1630. Lì mio nonno andava con le tazze e le faceva riempire di granita per i nipoti e la mia (che ero malata e granita con la febbre e l’asma non la potevo mangiare), la faceva riempire di tanta panna e un tozzettino di granita, per fare contenta una bambina di pochi anni che tossiva come una tisica. Insomma sogno sempre mia nonna e mio nonno, e noi che andiamo in quella casa. Ma non sono ricordi di eventi vissuti. E’ come se vivessi una realtà alternativa nei sogni, dove i miei nonni sono ancora vivi, pronti a parlarmi e a elargire consigli anche non richesti. Lì festeggio le feste, racconto che sono incinta, cucino della pasta in bianco perchè ci siamo scordati di fare la spesa.
Sempre anche nei sogni, con la consapevolezza che quella è una realtà alternativa, perchè tutti noi sappiamo che non è reale. Perchè chi è morto sa di essere morto. E chi non è morto sa di essere l’unico a essere rimasto in vita. E sa che quella casa piena di problemi e amore non c’e’ più.

Oggi nel sogno io e mia madre andavamo dai miei nonni, col pane caldo caldo in una busta di carta. Guidava mia madre. E io le dicevo: “mamma questo è un sogno lo sai, sennò non potremmo fare questa cosa”. Arriviamo a casa dei nonni. Non c’e’ mia nonna affacciata.
Entriamo nel portone. Bussiamo. C’è una donna che discute col marito li dentro. Parlano come degli zingari ma non so perchè so che è Serba. La casa non ha lo stesso odore e calore di sempre. Ci guardiamo in faccia e rendiamo conto che quella è la casa reale di adesso. Dove un altra famiglia ci abita. Parlo con la donna e esprimo tutta la mia indignazione. Le dico che della casa non me ne frega nulla, ma una telefonata anonima per dire dove avevano buttato decenni della nostra vita potevano pure farlo. Le dico che sono consapevole che nella sua vita chissà quante volte la hanno nel loro paese buttata fuori da casa, o l’abbia persa per bombardamenti. Ma come si sarebbe sentita se avessi buttato nel cesso una pila di lettere sue e del suo amore. La casa non importa, ma i ricordi?

Mi sveglio. Ho la gola piena di muco. Vomito.

E penso che quella casa ormai contiene un’altra famiglia, che non è serba, ma è catanese. E magari sono felici, con un tetto sulla testa. E magari non lavoravano e piuttosto che una casa abbandonata meglio una che vive e cresce. Però le cose dei miei nonni me li potevano pure lasciare. E la cosa mi fa rabbia.

E realizzo che quello che più mi fa rabbia è che stanotte non ho visto e abbracciato i miei nonni ma ho parlato con un’estranea.

I ricordi sono dentro di me. Ma lasciatemi i sogni, cazzo!

p.s.
e mentre che penso a tutto questo penso anche ad una mia amica che leggerà forse queste righe tra una settimana, in questo momento ricoverata. Oggi le inducono il parto. Chissà se è già sveglia. Chissà come si sente al pensiero che tempo POCHE ore, quelle 24-36 ore di sofferenza di una primipara, sentirà il calore di Francesco, il suo pargolo.

volevo un bimbo.. e mi sono trovata un bovino…

Agosto 29, 2008

Ieri ho fatto la visita a 16+3 settimane. Avete imparato il sistema matematico in gravidanza vero?!

Insomma, analisi apposto, si vomito sempre, si bevo, mangio.. no non si tromba per nulla (ops questo non me l’ha chiesto, non sono stata io a scriverlo amore.. sono gli ormoni che muovono  le mie dita…).

Mi sdraio a fare l’ecografia. Premesso che mi è preso un dolorino alla chiappa sinistra topo sciatica che per sdraiarmi a pancia in su ci è voluta tutta la mia agilità da bradipo voglioso di vedere il suo pargolo, perchè fosse stato per me stanotte avrei dormito appesa ad una gruccia gigante con la fronte legata alla gruccia per non farmi cadere la testa. Premesso anche che ogni visita appena si accende l’ecografo mi vengono i sudori freddi perchè comincio a immaginare scene pietose di bimbo che improvvisamente non c’e’ piu’, come se potesse fare la truscia*** e andarsene via senza che io me ne accorga. Insomma premesse tutte le paranoie maniacoansiosocompulsive che mi ritrovo ogni volta che il gel arriva nella mia pancia la visita è andata bene.

Volevo sapere il sesso, ma il “piccolino” ha deciso di riscaldarsi il pisellino-passerotto con il calore del suo bel cordone ombelicale, che aveva discretamente poggiato proprio lì su, e che impediva qualsiasi precognizione di maschietto o femminuccia. Tanto tesa ero io, quanto rilassato era lui. Immaginatevi un bimbo, con i piedini incrociati che poggiano sulla parete della mia pancia, una manina a grattarsi oziosamente l’orecchio e l’altra che smuove il liquido amniotico per farsi corrente e bere meglio i quintali di liquido che in un ora è stato capace di ingurgitare. Era sempre li a bere.

E’ l’ora delle misure. Si comincia dalla circonferenza cranica. Si avete proprio pensato bene.. quella che farà la differenza, essendo la testa la cosa più grossa che deve passare dalle mie cavità innominabili.

-Uh che bel testone…- fa la Doc

-Ma no dai.. è piccolino- rispondo io già immaginando scene truculente di punto a croce sulla mia vagina dopo il suo passaggio.

-No no è proprio sopra la media, un bel torello proprio, guarda il femore, la pancia.. tutto sopra la media di almeno una deviazione standard- ribatte la Doc che nel frattempo prende le altre misure e non riflette sulla mia paranoia da scenario biblico di “partorirai con grande dolore.. questa è la punizione per aver mangiato il più brutto dei miei frutti, cioè la mela.. ancora sei nel paradiso e già pensi alle diete, donna di pochi principi!”

Insomma ho un bovino nella pancia, che dorme, gli fa freddo nelle parti intime e beve in quantità. Che ne pensate?

***truscia= fazzoletto di cotone legato ad un bastone, quando ero piccola e minacciavo di scappare di casa legavo dentro un fazzoletto i miei tesori , mettevo il bastone in spalla e dicevo: Io vado via. Per oggi non chiamo il telefono azzurro ma scappo di casa.

un pensiero

Luglio 6, 2008

il mio primo pensiero della mattina ieri è stato per mia nonna.

Mia nonna che è morta tanti ma tanti anni fa, ma che ancora vive nel mio cuore; che quando la sogno, è vivida e viva nella mia memoria, come se fosse li, con me, e i suoi abbracci hanno lo stesso calore di sempre, calore che non si è affatto attenuato nonostante non lo provi da anni.

Mia nonna che nei sogni mi parla di Dio e dei massimi sistemi del mondo, quando in vita era una persona semplice e delicata. E mi chiedo se è davvero un sogno, o sono messaggi, o ha trovato un modo per comunicare con me. E mi chiedo se sto delirando, in questo momento fasciata dai braccialetti antinausea, che la nausea un poco la fanno passare, ma credo mi cadranno le mani presto.

E allora il mio pensiero nonna va a te, che da qualche parte nell’universo stai vagliando i possibili angeli custodi per il tuo bisnipote, scartandone alcuni per quello sguardo malinconico che hanno, mentre tu vuoi il meglio per me e il meglio sono le tante risate che senza motivo sentirò partire dalla culla, perchè avrà i tuoi geni nonna, e quel delicato incomprensibile quid che è sempre appartenuto alla tua famiglia. E sarà capace di ridere col suo angelo custode, fino a quando il mondo non gli sopirà questo dono, come prima io facevo nella culla, e prima di me altre persone della tua famiglia. Perchè come dicevi sempre nei tuoi splendidi racconti di famiglia, di persone che non ho mai conosciuto ma che vivono dentro me, da qualche parte dentro il mio DNA, come dicevi sempre nonna: “Nella mia famiglia la fame si tagliava col coltello, ma le risate non mancavano mai.. “

E vorrei abbia questo tuo nipote. La voglia di ridere. Che un poco si è sopito in me quando qualcuno ha deciso di farti percorrere altre strade, nonostante ti ha promesso e permesso di poter venire a visitarmi nei sogni.

Un ultima cosa nonna, quando con occhi ridenti soffierai sul volto di tuo nipote sveglio nella culla, e lui aprirà la boccuccia sdentata in uno splendido sorriso, parlagli nonna dei valori della vita, e di quello che un bravo uomo o donna devono provare. Parlagli del bene e del male, e insegnagli a ragionare con la propria testolina. Perchè nonna io non so proprio come cominciare a farlo e ho bisogno di aiuto.