Archivio per la categoria ‘sogni’

quando i sogni esprimono la realtà

Settembre 28, 2008

Vorrei dire ai miei aficionados (non sembra ma ci sono) che questo non è un post sulla mia gravidanza. Anche se mentre lo scrivo mi accarezzo la pancia. Anche se sono le 630 del mattino e mi sono alzata dal letto per vomitare e ho la gola in fiamme.

Stanotte ho sognato casa di mia nonna e mio nonno. La mitica Via della Bainsizza. Che meriterebbe un ovazione solo per il nome simpatico, ma in realtà sta in un quartiere abbastanza malfamato, e poco raccomandabile da frequentare di notte, ma diciamocelo, anche di giorno.
Devo premettere una cosa. I miei nonni sono morti da tempo. La loro casa, con tutte le nostre cose li dentro è stata espropriata da una famiglia “per bene” che ha pensato bene di buttare tutto quello che c’era li dentro e farne un uso personale. Nemmeno il giudice ha potuto (voluto) fare qualcosa.

Quando sogno la mia famiglia, la sogno sempre in quella casa. E’ la casa della mia infanzia. Lì ho passato gli anni della mia asma, Lì passava la mattina e la sera il signor ciccio, il gelataio a venderci granite la mattina e gelati puntuale alle 1630. Lì mio nonno andava con le tazze e le faceva riempire di granita per i nipoti e la mia (che ero malata e granita con la febbre e l’asma non la potevo mangiare), la faceva riempire di tanta panna e un tozzettino di granita, per fare contenta una bambina di pochi anni che tossiva come una tisica. Insomma sogno sempre mia nonna e mio nonno, e noi che andiamo in quella casa. Ma non sono ricordi di eventi vissuti. E’ come se vivessi una realtà alternativa nei sogni, dove i miei nonni sono ancora vivi, pronti a parlarmi e a elargire consigli anche non richesti. Lì festeggio le feste, racconto che sono incinta, cucino della pasta in bianco perchè ci siamo scordati di fare la spesa.
Sempre anche nei sogni, con la consapevolezza che quella è una realtà alternativa, perchè tutti noi sappiamo che non è reale. Perchè chi è morto sa di essere morto. E chi non è morto sa di essere l’unico a essere rimasto in vita. E sa che quella casa piena di problemi e amore non c’e’ più.

Oggi nel sogno io e mia madre andavamo dai miei nonni, col pane caldo caldo in una busta di carta. Guidava mia madre. E io le dicevo: “mamma questo è un sogno lo sai, sennò non potremmo fare questa cosa”. Arriviamo a casa dei nonni. Non c’e’ mia nonna affacciata.
Entriamo nel portone. Bussiamo. C’è una donna che discute col marito li dentro. Parlano come degli zingari ma non so perchè so che è Serba. La casa non ha lo stesso odore e calore di sempre. Ci guardiamo in faccia e rendiamo conto che quella è la casa reale di adesso. Dove un altra famiglia ci abita. Parlo con la donna e esprimo tutta la mia indignazione. Le dico che della casa non me ne frega nulla, ma una telefonata anonima per dire dove avevano buttato decenni della nostra vita potevano pure farlo. Le dico che sono consapevole che nella sua vita chissà quante volte la hanno nel loro paese buttata fuori da casa, o l’abbia persa per bombardamenti. Ma come si sarebbe sentita se avessi buttato nel cesso una pila di lettere sue e del suo amore. La casa non importa, ma i ricordi?

Mi sveglio. Ho la gola piena di muco. Vomito.

E penso che quella casa ormai contiene un’altra famiglia, che non è serba, ma è catanese. E magari sono felici, con un tetto sulla testa. E magari non lavoravano e piuttosto che una casa abbandonata meglio una che vive e cresce. Però le cose dei miei nonni me li potevano pure lasciare. E la cosa mi fa rabbia.

E realizzo che quello che più mi fa rabbia è che stanotte non ho visto e abbracciato i miei nonni ma ho parlato con un’estranea.

I ricordi sono dentro di me. Ma lasciatemi i sogni, cazzo!

p.s.
e mentre che penso a tutto questo penso anche ad una mia amica che leggerà forse queste righe tra una settimana, in questo momento ricoverata. Oggi le inducono il parto. Chissà se è già sveglia. Chissà come si sente al pensiero che tempo POCHE ore, quelle 24-36 ore di sofferenza di una primipara, sentirà il calore di Francesco, il suo pargolo.

avevo deciso di impazzire..

Agosto 13, 2008

era tanto caldo, e sonnecchiavo nel letto, di buon umore avendo deciso di risolvere i miei problemi nella maniera più semplice. Avevo deciso di impazzire. Si la mia mente vagava per strani pensieri quando la voce sonnolenta del mio fidanzato mi distrasse:

Amore che ci fa un divano chesterfield sopra il letto?

Aprii prima un occhio poi due. Mi sembrò tanto normale ci fosse un divano sul letto e risposi al mio fidanzato che dovevamo sederci sopra, perchè la caverna era noiosa e il coniglio mi schifava proprio. Poi era proprio bello trovarsi in un campo di verde prato con tutti che ti guardavano. E che non ci rimanesse male se comunque la terra sarebbe diventata un’autostrada galattica nel giro di due giorni.

Rimembrai a lungo sulla mia mente e su come stessi volontariamente impazzendo, fino a che un urlo non mi fece saltare in aria

Maremma maiala!

Apro gli occhi, sono nella stanza da letto, sul mio letto, con un libro (indovinate quale?) sulla pancia, essendomi addormentata mentre iniziavo a leggerlo. Il mio fidanzato aveva appena bruciato una mia canottiera stirandola.

Il mio tesoruccio armato di boxer e magliettina ha scalato il k2 delle montagne di roba da stirare, affrontandola con lo stesso rigoroso cipiglio con cui si affronterebbe un ghiacciao. Tutto è sistemato adesso.

Sono alla quattordicesima settimana del mio piccolino e ancora vi comunico che vegeto nonostante le nausee mi siano quasi passate. Però vomito sempre e ho la verve di un bradipo in letargo. La suocerà aimè è preoccupata e secondo lei dovrei passare il tempo a guardarmi l’ombelico e a pensare solo solo alla mia gravidanza. Per tutta la gravidanza. Poi l’esaurimento nervoso è sicuro in agguato.

Io no, voglio riprendere a studiare le ultime materie, voglio farmi un giro nella mia amata Catania, voglio finalmente essere una mamma radiosa.

E poi devo trovare un corso di Yoga, per tranquillizzare il mio spirito, perche’ non posso permettermi mica di essere un tantinello nervosa. Mica sono incinta io, con tutte le mie paure e le mie fobie e fisime. No in famiglia uno che scatta al minimo pio ci basta e avanza. Quindi pazienza. Niente scariche ormonali da gravidanza. Niente giochini sulla mia pancia che durino a lungo, perchè provare a divertirsi per piu’ di sei secondi genera solo lo scatto esasperato, niente. Molto meglio l’elettroencefalogramma piatto.

Nel sonno avevo deciso di impazzire.. chissà se la soluzione non fosse quella giusta.. magari penso ad altro e scorgo un campo che funziona mediante il problema altrui che mi porterà lontano.